Fotografia di accompagnamento all'articolo "Altà conflittualità genitoriale e figli contesi: perchè un bambino non dovrebbe mai scegliere quale genitore amare di più" sul conflitto di leantà che si può scatenare quando i genitori, in un contesto di alta conflittualità, chiedono al figlio di scegliere con chi stare - Eleonora Zucchetti, psicologa giuridica e coordinatrice genitoriale a San Giovanni in Persiceto (BO)

Altà conflittualità genitoriale e figli contesi: perchè un bambino non dovrebbe mai scegliere quale genitore amare di più.

Il figlio, che non può permettersi di amare entrambi i genitori, vive un “conflitto di lealtà” e si allea con il genitore “preferito” e come meccanismo difensivo, per poter sopravvivere al profondo dolore che tale situazione genera, annulla l’altro.

Può essere un figlio a decidere con che genitore stare?

E’ necessario fare una premessa sul nostro ordinamento giuridico che prevede che un bambino debba essere ascoltato nei procedimenti che lo riguardano; il giudice  deve ascoltare il minore che abbia compiuto i dodici anni, ma può anche decidere di ascoltare i minori che abbiano meno di dodici anni, se ritiene che questi possiedano capacità di discernimento. Ascoltare un bambino, non significa chiedergli cosa vuole fare, in quanto, la decisione spetta al giudice, che deve tutelare il bambino e il suo benessere psicofisico.

Quindi significa che ciò che vogliono I bambini non conta nulla?

Ascoltare un minore, che sia il giudice o all’interno di una CTU, è un passaggio estremamente importante e delicato; è un momento fondamentale per comprendere cosa il bambino stia realmente vivendo, le sue emozioni, le sue paure e per fornirgli uno spazio sicuro e neutrale rispetto alle aspettative e alle ingerenze degli adulti, in cui possa sentirsi riconosciuto come persona e non solo come un’estensione dei bisogni e dei desideri dei genitori, che lo triangolano nel loro conflitto, smettendo di vederlo.

L’ascolto del minore non è, quindi, un luogo in cui chiedergli quale genitore preferisce e chi con chi vuole vivere, ma diventa uno spazio in cui può esprimere ciò che sente, perchè solo quando non dovrà più essere nella condizione di scegliere, potrà essere libero di amarli entrambi.

E se un bambino non vuole stare con quel genitore?

Nei sistemi familiari altamente conflittuali i bambini sono costamente sottoposti alle rivendicazioni, ai sentimenti di livore e ai bisogni di rivalsa dei genitori. In questi sistemi disfunzionali, in cui uno dei genitori (o entrambi) mette in atto comportamenti di tipo ritorsivo, manipolatorio, svalutante nei confronti dell’altro, trova terreno fertile il “rifiuto genitoriale”, in quanto il genitore che agisce queste condotte con l’intento di “tutelare e proteggere” il figlio dall’altro, che viene visto come il nemico di sconfiggere, crea un progressivo allontanamento da esso, che può sfociare in una rottura del legame parentale.

Il figlio, che non può permettersi di amare entrambi i genitori, vive un “conflitto di lealtà” e si allea con il genitore “preferito” e come meccanismo difensivo, per poter sopravvivere al profondo dolore che tale situazione genera, annulla l’altro.

L’ascolto, in questi casi, diventa un momento ancor più cruciale in quanto, se un rifiuto è immotivato, è fondamentale intervenire tempestivamente per lavorare sul sistema familiare, ripristinare il legame interrotto e limitare l’impatto psicologico sul bambino e sul suo sviluppo psicologico, affettivo e relazionale.