Con rifiuto genitoriale si intende quell’insieme di dinamiche e comportamenti di allontanamento, negazione e rifiuto che un figlio mette in atto nei confronti di un genitore (o entrambi) e che determina una rottura immotivata della relazione, a seguito di separazione o divorzio, in assenza di maltrattamenti o violenza.
Perché un figlio rifiuta il genitore?
Le cause del rifiuto sono molteplici e riguardano aspetti psicologici, comportamentali e relazionali che trovano terreno fertile nei sistemi familiari altamente conflittuali.
La dinamica del rifiuto è un problema relazionale che coinvolge tutto il sistema familiare, anche quello allargato e non una sindrome (PAS).
In una situazione altamente conflittuale in cui uno o entrambi i genitori muovono accuse e recriminazioni, o agiscono comportamenti che ostacolano la relazione con l’altro, triangolando spesso i figli in dinamiche genitoriali disfunzionali i bambini, soprattutto quelli più grandi, si trovano nella drammatica situazione di non poter amare il genitore che l’altro svaluta o, addirittura, odia e pertanto vivono, a un livello profondo, un conflitto di lealtà; per risolvere questo conflitto interiore e sentirsi alleviato da questi sentimenti negativi che lo pervadono, il figlio si allea con il genitore che sente più affine ai propri bisogni e alle proprie necessità (in genere quello collocatario), negando l’altro con cui crea una rottura del legame (in genere quello non collocatario).

Quali sono le conseguenze sui figli della dinamica del rifiuto?
Se non si interviene tempestivamente sul ripristino del legame interrotto lavorando sulla relazione e sul sistema familiare, i bambini coinvolti in questa dinamica andranno incontro a problemi di autostima, difficoltà relazionali e fragilità nei legami affettivi.
Come interviene il legislatore a tutela dei figli in casi di rifiuto della relazione genitoriale?
L’art. 473 bis 6 c.p.c. comma 1 prevede che “quando il minore rifiuta di incontrare uno o entrambi i genitori, il giudice procede all’ascolto senza ritardo, assume sommarie informazioni sulle cause del rifiuto e può disporre l’abbreviazione dei termini processuali” e, comma 2, procede “quando sono allegate o segnalate condotte di un genitore tali da ostacolare il mantenimento di un rapporto equilibrato e continuativo tra il minore e l’altro genitore o la conservazione di rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”, nell’ottica del diritto del bambino alla bi-genitorialità.


Per approfondire l’argomento si può leggere “Prevenire e curare la rottura delle relazioni genitori-figli in situazioni di separazione e divorzio. Intervenire nel contesto psicologico-giuridico” Ordine degli Psicologi del Lazio a cura di Anna Lubrano Lavadera, Elisa Spizzichino, Viola Poggini. Edizioni Franco Angeli.

Per approfondire l’argomento si può leggere “Rifiuto genitoriale. Approccio integrato multiprofessionale, un Vademecum operativo per lavorare in rete” a cura di Patrizia Conti, Tatiana Amato, Ada Odino, Giovanni B. Camerini, Giovanni Lopez, Giuseppe Gennari. Società Editrice Esculapio.
